Il coralloE’ un animale, ma sembra una pianta, è duro e fragile allo stesso tempo, è rosso come il sangue, cresce e vive nell’acqua, che è base della vita, trovarlo non è semplice. Penso siano tutte queste caratteristiche che, da sempre ( addirittura dal primo poema che l’uomo conosce quello di Gilgamesh, nel quale si parla di una pianta dura che cresce nel profondo del mare e che dà l’immortalità ), danno la forza al corallo di interagire con la natura umana al pari dell’oro e delle pietre preziose. Nella mia isola natia, la Sardegna, il corallo veniva usato già in età nuragica e aveva valore apotropaico. E’ per questa sua forza intrinseca che ha sempre spinto l’uomo alla sua ricerca sino ai giorni nostri, dove uomini denominati “corallari“ attratti dal fascino di questa strana creatura, non certo solo per l’effimera ricchezza sognata, si spingono sino a 130 metri di profondità, soli, isolati da ogni contatto col “normale”, in un silenzio che avvolge. Visioni armoniche fanno sentire la presenza del divino. Ogni notte prima di addormentarmi, soprattutto se ho trovato un punto buono per il corallo, penso a quello che il giorno dopo mi riserverà; laggiù a oltre cento metri, nel buio il rosso del corallo illuminato dal fascio della torcia ha qualcosa di magico, consapevole del rischio e del freddo che dovrò sopportare, so che domani potrei non addormentarmi più su questo letto. Ma questi sono pensieri del terrestre “normale”, aggrappato alla vita come un malato. Ma il “corallaro” ha scoperto un altro mondo, altre visioni, per lui la morte fa parte della vita, amando questa sa che nulla cambierà se la morte avverrà in terra o in acqua, seguirà il suo destino. Uomini che nella loro quotidianità terrestre saranno sempre influenzati, anche inconsapevolmente, da quel mondo che solo i loro occhi hanno avuto la fortuna di vedere.

Francesco Era